I have found out in the Rodriguez & Urlocker blog that chances are EBay would sell Skype (actually, I did not understand why they bought it in the first place...)
Now the question is: can Red Hat, Novell or anyone else with enough quids in the pocket (Mark, are you listening?!?) and the right Open Source attitude buy it and make it finally open?
Saturday, November 1, 2008
Thursday, October 23, 2008
Fedora Kit

In occasione del Linux Day di sabato prossimo, il team italiano dei Fedora Ambassadors ha creato un kit per la promozione del progetto.
Ecco il contenuto:
- 3 poster illustranti i valori del progetto ( Freedom, Infinity, Voice )
- 1 poster della Fedora USB station ( automatizza la creazione di chiavi USB live )
- 1 DVD live con il software Fedora USB station
- 1 cavo di prolunga USB
- 20 Live CD Fedora 9 i686
- 20 Live CD Fedora 9 x86_64
- istruzioni per l'uso
Un grazie a Luca Foppiano per aver assemblato il tutto
Wednesday, October 22, 2008
Non siamo soli...
Sembra che dopo tutto non sia il solito caso di "Che vuoi che ne sappiamo noi di un sistema operativo usato si e no da un utente su cento": nel forum delle Pagine Gialle c'è chi si lamenta che non funziona neanche con Windows...
A questo punto la domanda diventa: ma visto che la prima beta di Flash 10 era uscita a maggio, è possibile che alla SEAT in cinque mesi non se ne sia accorto nessuno?
A questo punto la domanda diventa: ma visto che la prima beta di Flash 10 era uscita a maggio, è possibile che alla SEAT in cinque mesi non se ne sia accorto nessuno?
Saturday, October 18, 2008
Aggiorno o non aggiorno...
Sunday, October 5, 2008
Un Eee-PC da Formula 1
Ritorno sull'argomento boot con un po' di ritardo, anche per fare in modo che l'articolo di LWN che ne parla sia accessibile a tutti (appena usciti sono riservati agli abbonati).
Per prima cosa, un chiarimento doveroso: a meno di "miracoli", è improbabile che i nostri laptop riusciranno a fare un boot in 5 secondi (e neanche in 10...) troppo presto; le modifiche apportate ai vari componenti del sistema lo hanno reso un Eee-PC da Formula 1, e come (purtroppo) sappiamo, non tutte le meraviglie che si trovano nelle monoposto da F1 sono trasportabili nelle macchine di serie.
Detto questo, vediamo alcuni dettagli. Per iniziare, gli sviluppatori hanno investigato i tempi di boot del sistema con diverse distribuzioni, utilizzando il tool Bootchart.
La prima scoperta è che i tempi originali, per la cronaca intorno ai 45-50 secondi, sono appesantiti da voci quantomeno "curiose": as esempio, Fedora spende due secondi per far partire sendmail e altri 5(!!!) per il demone setroubleshootd. Ubuntu non è da meno, bruciando 2.5 secondi di sola CPU per mostrare l'immagine di sfondo per GDM e altrettanti per caricare il tool di gestione dei driver proprietari.
In ogni modo è chiaro che anche risolvendo questi problemi il target dei 5 secondi è inarrivabile senza un approccio radicalmente diverso. L'idea è stata quella di invertire l'approccio, assegnando a priori un "budget" ad ogni componente del boot e lavorando poi sulle componenti per rientrare in quanto stabilito.
La ripartizione è: un secondo per caricare kernel, un altro secondo per gli script di init, un secondo per X e due per l'ambiente desktop.
Per raggiungere tale risultato le principali modifiche hanno interessato:
Per finire, il video del boot:
Per prima cosa, un chiarimento doveroso: a meno di "miracoli", è improbabile che i nostri laptop riusciranno a fare un boot in 5 secondi (e neanche in 10...) troppo presto; le modifiche apportate ai vari componenti del sistema lo hanno reso un Eee-PC da Formula 1, e come (purtroppo) sappiamo, non tutte le meraviglie che si trovano nelle monoposto da F1 sono trasportabili nelle macchine di serie.
Detto questo, vediamo alcuni dettagli. Per iniziare, gli sviluppatori hanno investigato i tempi di boot del sistema con diverse distribuzioni, utilizzando il tool Bootchart.
La prima scoperta è che i tempi originali, per la cronaca intorno ai 45-50 secondi, sono appesantiti da voci quantomeno "curiose": as esempio, Fedora spende due secondi per far partire sendmail e altri 5(!!!) per il demone setroubleshootd. Ubuntu non è da meno, bruciando 2.5 secondi di sola CPU per mostrare l'immagine di sfondo per GDM e altrettanti per caricare il tool di gestione dei driver proprietari.
In ogni modo è chiaro che anche risolvendo questi problemi il target dei 5 secondi è inarrivabile senza un approccio radicalmente diverso. L'idea è stata quella di invertire l'approccio, assegnando a priori un "budget" ad ogni componente del boot e lavorando poi sulle componenti per rientrare in quanto stabilito.
La ripartizione è: un secondo per caricare kernel, un altro secondo per gli script di init, un secondo per X e due per l'ambiente desktop.
Per raggiungere tale risultato le principali modifiche hanno interessato:
- kernel, compilando i driver necessari non come modulo
- kernel, patch per l'inizializzazione asincrona di alcuni sottosistemi
- kernel, salvataggio della lista dei blocchi letti al boot (per sReadAhead)
- sReadAhead, che permette di creare una cache dei dati letti al boot da usare nei successivi
Per finire, il video del boot:
Subscribe to:
Posts (Atom)
